Inquinamento

Microplastiche: cosa sono, da dove vengono e come ridurle

Cosa sono le microplastiche, da dove arrivano, cosa sappiamo sugli effetti per la salute e come ridurle tra lavatrice, cucina e strada.

Granuli di plastica e piccoli detriti mescolati alla sabbia di una spiaggia
Indice
  1. Che cosa sono le microplastiche
  2. Da dove vengono: le fonti principali
  3. Microplastiche nel mare, nel cibo e nell'acqua
  4. Che cosa sappiamo sugli effetti sulla salute
  5. Le regole europee contro le microplastiche aggiunte
  6. Come ridurre le microplastiche nella vita di tutti i giorni
  7. Domande frequenti

Le microplastiche sono minuscoli frammenti di plastica che finiscono nell'aria, nell'acqua, nel suolo e nel cibo. Spesso sono troppo piccoli per essere notati, ma sono un tema seguito con attenzione dalle agenzie europee. In questa guida trovi che cosa sono, da dove arrivano, che cosa sappiamo (e che cosa non sappiamo ancora) sugli effetti per la salute e quali abitudini aiutano a rilasciarne meno.

Che cosa sono le microplastiche

Secondo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, le microplastiche misurano tra 1 micrometro e 5 millimetri: spesso sono più piccole di un chicco di riso. Esistono poi le nanoplastiche, ancora più piccole (da 1 a 1.000 nanometri), del tutto invisibili a occhio nudo.

Si distinguono di solito due grandi famiglie:

  • microplastiche primarie, prodotte già in forma di particelle, come i granuli industriali usati per fabbricare oggetti di plastica o le microsfere aggiunte in passato ad alcuni cosmetici;
  • microplastiche secondarie, che si formano quando oggetti più grandi, come buste, bottiglie o reti, si consumano e si frammentano con il tempo.

A queste si aggiungono le particelle che si staccano durante l'uso di oggetti di tutti i giorni, come pneumatici, vernici e tessuti sintetici. La plastica, infatti, non scompare: si spezza in pezzi sempre più piccoli.

Da dove vengono: le fonti principali

L'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) segue il fenomeno con un indicatore dedicato. Le fonti che pesano di più non sono quelle che ci si aspetta: ai primi posti ci sono le vernici e l'abrasione degli pneumatici. Ecco il quadro che emerge dai dati EEA sui rilasci di microplastiche:

FonteQuota stimata sulle emissioniAndamento nell'UE 2016-2024
Vernici43%in calo di circa il 6%
Abrasione degli pneumatici35%in aumento di circa il 13%
Granuli di plastica (pellet)9%in aumento di circa il 2%
Tessuti sintetici3%in calo di circa il 5%

Nel complesso, secondo l'EEA, tra il 2016 e il 2024 i rilasci di microplastiche nell'Unione europea sono leggermente aumentati, di circa il 2%. L'agenzia sottolinea che il calcolo ha un margine di incertezza elevato. Il piano europeo "inquinamento zero" chiede di ridurre i rilasci del 30% entro il 2030, ma per l'EEA l'obiettivo oggi è fuori portata con le misure adottate finora.

Microplastiche nel mare, nel cibo e nell'acqua

Una volta rilasciate, le microplastiche si spostano tra aria, suolo e acque e possono arrivare fino al mare. Le fibre dei vestiti sintetici, per esempio, si staccano in lavatrice e una parte finisce nelle acque superficiali.

L'EFSA ricorda che micro e nanoplastiche presenti nell'ambiente possono entrare nella catena alimentare, compresa l'acqua potabile. Le microplastiche sono state trovate in diversi alimenti, tra cui cozze, carne, miele, verdure, birra e sale da cucina. Un'altra via sono i materiali a contatto con gli alimenti: una rassegna della letteratura pubblicata dall'EFSA nell'ottobre 2025 indica che particelle molto piccole possono passare da imballaggi e utensili al cibo.

Per il mare il discorso è doppio. Da un lato le microplastiche sono state trovate anche in organismi marini come le cozze. Dall'altro, la plastica che arriva sulle coste continua a consumarsi e a frammentarsi, formando nuove particelle con il passare del tempo.

Che cosa sappiamo sugli effetti sulla salute

Su questo punto è importante non esagerare né minimizzare. Oggi la ricerca scientifica non permette di dare una risposta definitiva.

  • Alcuni studi suggeriscono che le particelle di plastica possano entrare nelle cellule umane o animali e che possano trasportare altri contaminanti.
  • L'EFSA non ha ancora completato una valutazione completa del rischio legato a micro e nanoplastiche negli alimenti e, per questo, al momento non può trarre conclusioni sui possibili effetti sulla salute. Il parere scientifico è previsto per la fine del 2027.
  • Mancano ancora metodi standardizzati per misurare queste particelle negli alimenti, e i dati sulle nanoplastiche sono particolarmente scarsi.
  • Nel 2019 l'Organizzazione mondiale della sanità, sulla base delle informazioni allora disponibili, ha concluso che le microplastiche nell'acqua potabile non sembravano rappresentare un rischio per la salute ai livelli rilevati, chiedendo però più studi.

In sintesi: le microplastiche sono ovunque, gli scienziati le stanno studiando con attenzione e le autorità europee hanno scelto di ridurne i rilasci senza aspettare la fine delle ricerche. Se hai dubbi su un sintomo o su una situazione specifica, il riferimento resta il tuo medico.

Le regole europee contro le microplastiche aggiunte

Dal 17 ottobre 2023 si applica nell'Unione europea il regolamento che limita le microplastiche aggiunte intenzionalmente ai prodotti (Regolamento UE 2023/2055). Le tappe principali:

  • i glitter di plastica sciolti sono vietati per gli usi senza periodo transitorio, come i lavoretti e i giocattoli; i glitter biodegradabili, solubili, naturali o minerali non rientrano nel divieto;
  • per i cosmetici da risciacquo, come scrub e bagnoschiuma, il periodo transitorio arriva fino al 16 ottobre 2027;
  • per i cosmetici che restano sulla pelle, come le creme, fino al 16 ottobre 2029;
  • per trucchi, prodotti per labbra e unghie fino al 16 ottobre 2035, con l'obbligo, dal 17 ottobre 2031, di indicare in etichetta la presenza di microplastiche.

La restrizione riguarda però solo le microplastiche aggiunte di proposito. Le fonti più grandi, come pneumatici, vernici e tessuti, dipendono soprattutto da come produciamo e usiamo gli oggetti.

Come ridurre le microplastiche nella vita di tutti i giorni

Nessuno può eliminare da solo le microplastiche, ma alcune abitudini riducono quelle che rilasciamo e quelle con cui entriamo in contatto.

In lavatrice

Secondo un briefing dell'EEA sulle microplastiche dei tessuti, in Europa finiscono ogni anno nelle acque superficiali circa 13.000 tonnellate di microfibre tessili, pari a 25 grammi a persona, e le fibre sintetiche rappresentano circa il 60% delle fibre usate. Lo stesso documento indica che:

  • la maggior parte delle fibre si stacca nei primi lavaggi, quindi i capi nuovi ne rilasciano di più;
  • temperature alte e cicli lunghi rovinano il tessuto e aumentano il rilascio;
  • il detersivo liquido ne fa staccare meno di quello in polvere;
  • le lavatrici a carica frontale rilasciano meno fibre di quelle a carica dall'alto;
  • un filtro per microfibre può ridurre il rilascio fino all'80%.

In cucina

Visto che particelle molto piccole possono passare da imballaggi e utensili al cibo, una scelta prudente è scaldare gli alimenti nel microonde in contenitori di vetro o ceramica, sostituire taglieri e utensili di plastica molto rovinati e preferire l'acqua del rubinetto quando è potabile, così da ridurre anche i rifiuti di bottiglie.

In strada e a casa

Guidare in modo fluido, senza frenate e accelerazioni brusche, e mantenere gli pneumatici alla pressione corretta aiuta a consumare meno le gomme. Quando possibile, scegliere i mezzi pubblici, la bici o i piedi significa anche meno particelle da pneumatici. Infine, una raccolta differenziata fatta bene evita che la plastica finisca nell'ambiente e si frammenti.

Domande frequenti

Le microplastiche si possono vedere a occhio nudo?

Quelle più grandi sì, fino a 5 millimetri, come i granuli o i frammenti sulle spiagge. Molte però sono molto più piccole, mentre le nanoplastiche sono del tutto invisibili.

Le microplastiche fanno male alla salute?

Al momento non ci sono conclusioni definitive. L'EFSA non ha ancora completato la valutazione del rischio negli alimenti e prevede di pubblicare il suo parere entro la fine del 2027. Ridurre l'esposizione resta comunque una scelta di buon senso.

Qual è la fonte principale di microplastiche?

Secondo i dati dell'EEA, le fonti con il peso maggiore sono le vernici e l'abrasione degli pneumatici, seguite dai granuli di plastica e dai tessuti sintetici.

I cosmetici contengono ancora microplastiche?

Alcuni sì, perché il regolamento europeo prevede periodi transitori: fino al 2027 per i prodotti da risciacquo, fino al 2029 per quelli che restano sulla pelle e fino al 2035 per trucchi, prodotti per labbra e unghie.

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