Inquinamento

PFAS: cosa sono, dove si trovano e come ridurre l'esposizione

Cosa sono i PFAS, dove si trovano tra acqua, cibo e oggetti di casa, cosa dicono EFSA e IARC e quali regole cambiano in Europa e in Italia.

Acqua che scorre da un rubinetto nel lavello di una cucina
Indice
  1. PFAS: cosa sono e perché se ne parla tanto
  2. Dove si trovano i PFAS nella vita di tutti i giorni
  3. Effetti sulla salute: che cosa dicono EFSA e IARC
  4. Le regole in Europa e in Italia
  5. Come ridurre l'esposizione ai PFAS in casa
  6. Domande frequenti

I PFAS sono un grande gruppo di sostanze chimiche create dall'uomo e usate in molti settori per rendere gli oggetti impermeabili, antimacchia o resistenti al calore. Il problema è che si degradano pochissimo: restano a lungo nell'ambiente e nel corpo umano, tanto da essere chiamati anche "sostanze chimiche eterne". In questa guida vediamo che cosa sono, dove si trovano, che cosa dicono le autorità sanitarie e quali regole stanno cambiando in Europa, con qualche consiglio pratico per ridurre l'esposizione senza allarmismi.

PFAS: cosa sono e perché se ne parla tanto

La sigla PFAS indica le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche. Sono molecole costruite su legami tra carbonio e fluoro molto stabili: per questo resistono all'acqua, ai grassi, alle alte temperature e a molti agenti chimici. Sono qualità utilissime per l'industria, ma rendono queste sostanze molto difficili da eliminare una volta disperse.

Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente esistono oltre 4.700 PFAS diversi. Sono estremamente persistenti, si accumulano nelle persone e nell'ambiente e sono stati trovati nel sangue dei cittadini europei. Il monitoraggio nazionale li ha rilevati in tutta Europa e in diversi Paesi la loro produzione e il loro uso hanno contaminato le fonti di acqua potabile.

Non tutti i PFAS sono uguali: alcuni sono stati studiati a fondo, di molti altri si sa ancora poco, anche perché valutarli uno per uno è lento e complesso. I più studiati sono il PFOA e il PFOS.

Dove si trovano i PFAS nella vita di tutti i giorni

I PFAS si usano soprattutto per respingere acqua e olio, ridurre la tensione superficiale e resistere al calore. Per questo li si ritrova in molti prodotti di consumo e processi industriali. Ecco le principali fonti di esposizione indicate dalle istituzioni europee:

  • Acqua potabile: insieme al cibo è la via di esposizione principale.
  • Alimenti: secondo l'EFSA i PFAS si trovano più spesso in acqua, pesce, frutta, uova e prodotti a base di uova.
  • Imballaggi alimentari e confezioni a contatto con il cibo.
  • Pentole antiaderenti, tessuti idrorepellenti e capi tecnici.
  • Polvere domestica, creme e cosmetici, schiume antincendio.

Nell'ambiente arrivano anche attraverso gli scarichi degli impianti industriali, le discariche e i depuratori, che non sempre riescono a trattenerli del tutto.

Effetti sulla salute: che cosa dicono EFSA e IARC

Nel settembre 2020 l'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha fissato una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo per la somma di quattro PFAS: PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS. L'effetto considerato più critico è la riduzione della risposta immunitaria ai vaccini. Le esposizioni più alte riguardano i bambini piccoli, e per i neonati la fonte principale è l'esposizione durante la gravidanza e l'allattamento.

Nel 2023 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS ha classificato il PFOA come cancerogeno per l'uomo (gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno (gruppo 2B). Per il PFOA le prove sull'uomo sono limitate e riguardano il tumore del rene e quello del testicolo; il giudizio si basa anche su prove sufficienti negli animali e su forti indicazioni sui meccanismi d'azione.

Queste valutazioni descrivono un rischio legato a esposizioni prolungate, non un pericolo immediato. Chi vive in una zona con acqua contaminata o ha dubbi sulla propria salute può chiedere informazioni al medico di famiglia o alla ASL, che conoscono la situazione locale.

Le regole in Europa e in Italia

Negli ultimi anni le norme si sono fatte più severe. La tabella riassume le principali novità che riguardano chi vive in Italia.

AmbitoChe cosa prevedeDa quando
Acqua potabile (direttiva UE 2020/2184)Limite di 0,1 microgrammi per litro per la "somma di PFAS" (20 composti) e di 0,5 per i "PFAS totali", con monitoraggio obbligatorio12 gennaio 2026
Recepimento in ItaliaDecreto legislativo 18/2023, che prevede anche il parametro "somma di 4 PFAS"2023, con scadenze nel 2026
Imballaggi a contatto con alimenti (regolamento UE sugli imballaggi)Stop alla vendita di imballaggi con PFAS oltre i limiti stabiliti12 agosto 2026
Restrizione generale dei PFAS (REACH)Proposta di limitare l'intero gruppo, presentata da cinque Paesi europei e in fase di valutazioneProposta del 2023, decisione ancora da prendere

Per l'acqua del rubinetto, dal 12 gennaio 2026 gli Stati membri devono controllare i PFAS in modo sistematico e intervenire rapidamente se le concentrazioni superano i limiti. Se un valore viene superato, si può chiudere un pozzo, aggiungere un trattamento di depurazione o limitare l'uso della fonte, informando i cittadini.

La restrizione generale è stata proposta nel gennaio 2023 da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia ed è stata aggiornata nel 2025. Nel marzo 2026 il comitato per la valutazione dei rischi dell'ECHA si è espresso a favore di una restrizione di gruppo. Dopo il parere del comitato per l'analisi socioeconomica sarà la Commissione europea a proporre la misura definitiva, che il Parlamento e il Consiglio potranno esaminare.

Come ridurre l'esposizione ai PFAS in casa

Non è possibile evitare del tutto i PFAS, ma alcune abitudini aiutano a limitarne l'ingresso in casa e nel piatto:

  • Informati sull'acqua del rubinetto: il gestore del servizio idrico e la ASL possono indicarti i risultati delle analisi nella tua zona.
  • Cura le pentole antiaderenti: usa utensili in legno o silicone e sostituisci quelle con il rivestimento graffiato o rovinato.
  • Varia l'alimentazione: alternare cibi e provenienze evita di concentrare l'esposizione su poche fonti.
  • Leggi le etichette di tessuti tecnici, impermeabilizzanti e prodotti per la casa e, quando puoi, scegli quelli che dichiarano di essere senza PFAS.
  • Pulisci spesso con un panno umido e arieggia: la polvere domestica è una delle vie di esposizione.

Domande frequenti

Perché i PFAS sono chiamati sostanze chimiche eterne?

Perché il legame tra carbonio e fluoro è molto stabile: i PFAS si degradano pochissimo, restano a lungo nell'acqua e nel suolo e si accumulano negli organismi viventi.

L'acqua del rubinetto in Italia contiene PFAS?

Dipende dalla zona. Dal 2026 i PFAS rientrano nei controlli obbligatori sull'acqua potabile, con limiti di legge. I risultati delle analisi della tua rete si chiedono al gestore del servizio idrico o alla ASL.

Le pentole antiaderenti sono pericolose?

Le pentole antiaderenti sono una delle possibili fonti di PFAS. Usarle con attenzione, senza graffiare il rivestimento, e sostituirle quando sono rovinate è una precauzione semplice.

Cosa fare se si vive in una zona con PFAS nell'acqua?

Seguire le indicazioni delle autorità locali sull'uso dell'acqua e parlare con il medico di famiglia, che può valutare eventuali controlli. In caso di malessere improvviso si chiama il 118.

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